Antonio Belvedere,Studio per Cosoleto, Color print. 2008.
Antonio Belvedere,Studio per Cosoleto, Color print. 2008.

Sono nato tra il grido dello scheletro del falco e l’odore preistorico del salamandro che perde la coda nel fuoco di Prometeo.
Nell'alba di una nebbia autunnale in terra di Magna Grecia celante il patrimonio del paesaggio che giaceva, per fortuna, sotto la benevolente custodia dell’oblio, incontravo presenze misteriose, centauri. Mentre una tacita cascata di nuvole dal mare Ionio annunciava la presenza di accomodate divinità, la catena del Dolcedorme disegnava tra chiaroscuri un presagio.

 

Cristallo Trasgredito , 1972
(acrilico su tela, cm. 130X125)

                                                   "Per astrazione ridefinita si intende l'astrazione di fine secolo. A differenza di quella postbellica (dall'espressionismo astratto al minimalismo) essa non si è proposta di reinventare uno stile, né di affermare una tendenza in contrapposizione di un'altra, ha voluto invece far opera di dialettica  tra forme e teorie diverse, una volta ritenute incompatibili e diametralmente opposte".  Così scriveva il critico Demetrio Paparoni allora direttore di Tema Celeste nel numero 58 del 1996 interamente dedicato all'Astrazione ridefinita. Paolo Barillà si colloca perfettamente in quest'ambito. La sua ricerca pittorica oramai matura, risultato di uno studio ventennale, non fa altro che indagare le possibili connessioni tra la teoria linguistica e l'arte astratta. Il mondo contemporaneo è "governato" da paradigmi linguistici che nel peggiore delle situazioni hanno portato ad un deterioramento sociale. Certo non si può non vedere anche i risultati positivi apportati. Ma il deterioramento sociale si riflette inevitabilmente nella produzione artistica odierna. Oggi siamo sopraffatti dall'inutile e da "opere artistiche" che sono nella maggior parte dei casi semplicemente esercizi di stile. Pochi sono gli artisti che "concretamente" riescono a far dire qualcosa alle loro opere. L'immagine ha soppiantato tutto il resto.

 

 

L'architetto Antonio Ruoppolo responsabile del progetto Genius Loci, alle sue spalle un'opera di Giuseppe Bonaccorso protagonista dell'edizione 2007.

Il Cerac centro regionale per l’arte contemporanea anche quest’anno ha presentato il progetto Genius Loci nato nel 2006. Il Cerac è un’associazione no profit nata con lo scopo di coadiuvare ed affiancare la pubblica amministrazione nella realizzazione di progetti culturali con il fine di dare vita ad azioni di comunicazione forte indirizzati al marketing territoriale. L’obiettivo è di evidenziare elementi utili allo sviluppo culturale a fini economici di un territorio rispetto anche alle esigenze sempre più complesse del mercato turistico. Il Centro sin dal 2001 ha caratterizzato la sua missione verso un'azione attiva, intesa come una reale presenza fuori dai soliti luoghi deputati all'arte, con l'intento di cercare un possibile dialogo tra il cittadino, l'arte ed i luoghi, intesi come spazi vitali e quindi in continua evoluzione/involuzione. Una sorta di presidio culturale utile alla valorizzazione ed alla tutela dei luoghi, al concettuale miglioramento estetico degli stessi, ed alla crescita socioculturale dei loro abitanti. Genius Loci è una di queste azioni attive, di questi possibili presidi culturali. Così descrive il progetto l’architetto Antonio Ruoppolo responsabile del programma “Genius Loci è nato nel 2006 da un’idea di Gianni Barone fondatore del Cerac con l'intento di valorizzare i piccoli centri rurali della Calabria, attraverso la realizzazione di un evento che avesse una durabilità annuale. Da subito si è cercato un possibile dialogo tra l'arte, i luoghi, le persone, le Istituzioni pubbliche e private, con il fine ultimo di valorizzare senza alcuna discriminazione tutti gli attori coinvolti, quindi un progetto nato con l'intento di essere realmente democratico”.       Il Centro invita uno o più artisti che hanno il compito di realizzare delle opere in situ. Il risultato ottenuto oltre ad “arricchire” il patrimonio culturale dell'Ente coinvolto, sarà illustrato da un calendario che sarà insieme testimonianza e documento dell'iniziativa, sostituendosi con non minore autorevolezza al tradizionale “catalogo”. In questo modo dice ancora Ruoppolo “il calendario prodotto assolverà anche ad un'altra funzione, vista la sua natura utilitaristica, essendo quotidianamente usato da coloro che lo riceveranno non potrà non innescare un confronto con le immagini in esso contenute, portando il pubblico (nel migliore dei casi) a riflettere su vecchie o nuove e possibili soluzioni estetiche e su modi diversi di vedere la realtà”.                                                 

geniusloci@cerac.org

 

 

Giovanni Belmonte, Cosoleto 2007.

Giovanni Belmonte, Veduta possibile,  2007. Size: 18 x 24 cm. Stampa b/w. (Collezione Comune di Cosoleto).

 
Giovanni Belmonte, Villa Taccone, Sitizano, 2007.

Giovanni Belmonte, Villa Taccone, 2007. Size: 30 x 24 cm. Stampa b/w. (Collezione Comune di Cosoleto).

 

Presso il Comune di Cosoleto in provincia di Reggio Calabria, dal 10 gennaio al 10 febbraio 2008 si è tenuta la mostra "Simbiosi" del fotografo reggino  Giovanni Belmonte. L'evento fa parte di un progetto di più ampio respiro, Genius Loci, che il Cerac_Centro regionale per l'arte contemporanea della Calabria ha avviato dal 2006. Il progetto si propone di far dialogare i luoghi, il cittadino, l'impresa e l'arte. Gli artisti coinvolti hanno il compito di realizzare delle opere in situ il cui risultato sarà illustrato in un calendario, ideato con la finalità non solo di documentare l'iniziativa al pari di un "catalogo", ma anche di stabilire un dialogo quotidiano con coloro che lo riceveranno.
Il percorso di ricerca fotografico di Giovanni Belmonte è iniziato circa 20 anni fa, una passione che lo ha portato a ritrarre i luoghi della Calabria seguendo un processo creativo che non ha mai perso di vista l'aspetto antropologico e culturale della sua regione. In questo caso specifico Belmonte ha "documentato" il piccolo centro rurale di Cosoleto, situato alle falde dell'Aspromonte. Per Belmonte l'anima e lo spirito del luogo si colgono in maniera immediata e netta nelle   case  e nella venerazione riservata dai fedeli alla  statua di San Rocco.
E' la parola semplicità la chiave di lettura per queste 12 fotografie in bianco e nero, foto che hanno il malinconico sapore di un tempo passato, una malinconia che la profonda sensibilità dell'artista ha saputo cogliere unendo la visione di un cielo plumbeo a delle vecchie case, che dietro le loro pareti racchiudono storie di uomini e di donne con tutti i loro pregi e le loro contraddizioni, storie che potrebbero essere le nostre. La narrazione dell'artista segue volontariamente un percorso che tende ad escludere le persone,  si è voluto soffermare sul "costruito", ha voluto rievocare la storia del paese ritraendo alcune delle case perché ognuna di esse simboleggia l'essenza del luogo e gli abitanti che attraverso la loro presenza ed il loro vissuto hanno costituito e arricchito l'anima di Cosoleto. L'assenza di persone  rievoca un altro aspetto legato a questi paesi del profondo Sud, l'emigrazione. Con gli anni questi piccoli centri si sono spopolati, lasciando un dolce-amaro ricordo che viene tramandato dagli anziani che consentono di non perdere il bene più prezioso, la memoria storica.
Le 12 fotografie presentate sono il risultato delle perfetta simbiosi tra il soggetto ritratto e l'occhio di Belmonte, due anime semplici e nostalgiche che rivelano la loro unicità solo all'osservatore più
attento e sensibile.

 

(15/12/2007)
   

La ricerca intrapresa da Paula Kajzar ed Antonio Pellicanò verte sul paradosso stesso del significato del termine fotografia. Come rendere un'immagine fotografica, per sua natura statica, un possibile mezzo espressivo di una determinata azione. I due artisti sono riusciti a raggiungere un risultato soddisfacente partendo da immagini documentarie realizzate durante le prove e gli spettacoli al Teatro Cilea di Reggio Calabria. "Come stendere un ponte tra fotografia e la pittura non togliendo niente ad una ne ad altra, ma creare un linguaggio astratto, universale, espressivo e estetico allo stesso tempo?" Il progetto METAMORFOSI è una sintesi di tutto ciò. E' una mostra strettamente fotografica (non ci sono stati dei interventi grafici computerizzati)ma il suo limes oscilla tra la logica pittorica e la fotografia documentale. Il tema del progetto è il movimento che lo si potrebbe declinare in TRANSFORMAZIONE, interpretandola adoperando i tre elementi che la compongono. TRANS essenza del movimento intesa anche nel suo significato spirituale, come mistica unione. FORMA legge onnipotente di tutte arti visive concepita come la composizione ma anche con la forte tendenza ad astrarsi. AZIONE ovvero l'impulso, la forza creatrice del movimento e trasmutazione. TRANSFORMAZIONE - METAMORFOSI, la creazione di un mondo parallelo dove le linee rilasciate dal movimento cambiano le solite prospettive, facendo diventare l’immagine musica per i suoni del corpo, evocando la completezza dei sensi, cn l'intento di uscire dall'ovvia rappresentazione odierna.  La ricerca della Kajzar e di Pellicanò visti i presupposti, non è solo un esercizio di tecnica e di stile ma "un'alchimia" tra mezzo, movimento, forme, tensioni e motivi, interpretando la vita nella sua forma più onirica.

 

Paula Kajzar/Antonio Pellicanò

Paula Kajzar/Antonio Pellicanò, Metamorfosi studio 06 (particolare), 2004. Dim. var. Color print.

Paula Kajzar/Antonio Pellicanò
Paula Kajzar/Antonio Pellicanò, Metamorfosi studio 12 (particolare), 2003-2006. Dim. var. Color print.
Paula Kajzar/Antonio Pellicanò
Paula Kajzar/Antonio Pellicanò, Metamorfosi studio 25 (particolare), 2003-2006. Dim. var. Color print.

 

 

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