Storie per corse, 1989.  

    

                                Giugno-Luglio  2007

 Aldo Zucco di P.R.

Fase di lavoro
Leonardo Sangiorgi in una fase dell'allestimento

 

Allestimento della mostra Primalia a cura di Aldo Zucco. Palazzo Cedir, Reggio Calabria, 2004.

 

Quando nasce Aldo Zucco come scenografo?
Nel 1983 con lo spettacolo "Edipo Re".

Quando inizia a progettare un allestimento per una nuova mostra, quali sono
gli spunti dai quali trae le sue idee?

Di solito nel momento in cui comincio a lavorare ad un allestimento per una mostra , curo nei minimi particolari il progetto pensandolo come una scenografia, i visitatori per me altro non sono che gli attori che si muovono in uno spazio da esplorare.

Quali sono i materiali che predilige?
Materiali poveri "risignificati".

Quali sono le maggiori difficoltà nella fase di progettazione e  realizzazione?
Spesso le difficoltà maggiori nel momento della progettazione e realizzazione riguardano la scelta artistica, non sempre mi risulta facile convincere il committente sui tipi di materiali "poveri" da utilizzare per l'allestimento.

Qual è l'effetto che desidera ottenere?
Trasportare i visitatori in un atmosfera di esplorazione e scoperte progressive della mostra.

Ci sono dei nuovi progetti  ai quali sta lavorando per mostre future?
Il nuovi progetti riguardano l'allestimento di alcune sale espositive da realizzare nella torre Normanna di Motta S. Anastasia (CT) per un museo permanente sull'arte medievale e il design e la progettazione delle paline-supporto per il nuovo progetto del Centro regionale per l'arte contemporanea denominato "Fermata d'artista".

 
 
 

 

 

 Incontro con Studio Azzurro di Paola Recagni

Wer Mochte Wohl Kaspar Hauser sein, 2000.  

 

PR: Quando e come nasce Studio Azzurro?
                                                                   AZZURRO: Studio Azzurro è stato fondato nel 1982 da Fabio Cirifino (fotografia), Paolo Rosa (arti visive e cinema) e Leonardo Sangiorgi (grafica e animazione). Nel 1995 si aggiunge al gruppo iniziale Stefano Roveda, esperto di sistemi interattivi. L’impegno di Studio Azzurro è legata alla sperimentazione artistica nel campo della produzione visiva, comprendendo un vasto ambito comunicativo che include la progettazione di manifestazioni ed allestimenti museali. Più in generale l’attività di ricerca, non limitandosi semplicemente al video, si è concentrata su quei territori di incontro tra generi diversi, abbracciando il cinema, il teatro, il teatro musicale, la danza. La rappresentazione narrativa di Studio Azzurro, promuovendo un originale avanzamento dei linguaggi creativi, è finalizzata alla creazione di un coinvolgente universo sensibile che tende a stimolare esperienze percettive arcaiche come toccare, calpestare, emettere suoni, superando così la solitudine fisica in cui la rappresentazione tecnologica spesso lascia il fruitore.

PR: C’è un modello al quale inizialmente avete fatto riferimento?
                                                                                                                                        AZZURRO: Non ci siamo ispirati a nessun modello particolare anche se la nostra formazione essendo prevalentemente artistica e visiva si è sempre cibata di immagini a 360° a partire dai graffiti di una grotta primitiva, per passare alle grandi epoche visive dal Trecento al Rinascimento e oltre per arrivare infine alle rarefazioni e ai sovraccarichi, alle contaminazioni e alle connessioni dell’arte contemporanea, senza dimenticare però anche la bellezza delle immagini della forma a spirale logaritmica, tracciata dal decadimento delle particelle atomiche.
Per essere più precisi, se proprio dobbiamo pensare ad un atteggiamento, più che ad un’idea o ad un riferimento che ci ha fatto trovare spunti e motivazioni per la nostra ricerca direi che se c’è stato è stato lo spirito di contrapposizione a ciò che in quel momento, mi riferisco all’inizio degli anni ‘80 cioè all’inizio della nostra attività, si stava sviluppando come tendenza diffusa nel mondo dell’immagine elettronica, nella comunicazione visiva con strumenti tecnologici.
Ai video-clip corti e con montaggi incalzanti, abbiamo contrapposto inquadrature fisse, tempi dilatati o unici piani sequenza, a materiali alla moda e sintetici, abbiamo risposto con gli elementi naturali, a musiche ritmate e assordanti da discoteca, abbiamo preferito musiche ambiente e minimali, infine alla filosofia dell’effimero e del mito anglosassone e americano, abbiamo scelto di percorrere le strade che ci collegano alle nostre radici artistiche ed umaniste.

PR: Quali sono stati i primi passi mossi nel mondo dell’arte e quali sono state le prime “risposte” del pubblico?
                                                                                                     AZZURRO: Anche in questo caso è stata una scelta per contrapposizione, abbiamo volutamente evitato di avere contatti diretti con il “sistema arte” quello rappresentato dai critici, galleristi, commercianti, etc… e lavorando a Milano, agli inizi degli anni ‘80, abbiamo provato a vedere se c’era la possibilità di trovare altre soluzioni. Il contatto col mondo dell’industria e del design ci ha dato questa possibilità ed insieme ad alcuni amici abbiamo realizzato nel 1982, per Ettore Sottsass il videoambiente Luci di inganni per la presentazione degli oggetti della collezione “Menphis”. La nostra attività di ricercatori e artisti nel campo dell’immagine elettronica si è poi consolidata nel 1984 anche a livello internazionale, con la realizzazione di un altro videoambiente intitolato Il Nuotatore, va troppo spesso ad Heidelberg una grande installazione realizzata per il Centro Video di Palazzo Fortuny a Venezia, dove un nuotatore filmato da delle telecamere a grandezza naturale attraversava in modo perfettamente sincrono una fila di dodici televisori. L’installazione è stata presentata in molte capitali europee ed in quelle di altri continenti, ancora adesso le direzioni di molti eventi legati alle immagini elettroniche e all’arte ci chiedono di poterla esporre.

PR: Quali sono i temi da voi trattati e da che cosa traggono origine?
                                                                                                                                          AZZURRO: In Luci di inganni abbiamo a volte inconsciamente esplorato la forza e l’efficacia di coinvolgimento emozionale di un oggetto immateriale come quello rappresentato in un’immagine elettronica rispetto a quello vero, molti oggetti di design in quella occasione ci apparvero più coinvolgenti e interessanti in video o con le loro protesi elettroniche visive che gli oggetti veri che erano posti di fronte hai televisori che li dovevano celebrare e sui quali si proiettavano appunto, dei piccoli film che li riecheggiavano.
Nel Nuotatore ci siamo interessati al tema della sincronia e all’espansione delle dimensioni dell’immagine televisiva e del rapporto che l’immagine video nella sua espansione al di fuori del mezzo aveva con lo spazio circostante e con gli osservatori.
Nel Giardino delle Cose una videoambientazione dei primi anni ‘90 l’interesse per i sensi oltre la vista come mezzo per “vedere” e percepire la realtà che ci circonda ha caratterizzato il nostro lavoro in quegli anni.
Il nostro percorso in somma, come “esploratori video”, una delle definizioni che ci è stata data all’inizio della nostra attività e che ci sembra ancora molto calzante è un percorso trasversale a molte discipline artistiche non solo visive che ci porta ad interessarci e a trovare stimoli nel mondo del teatro, della danza, della musica, dell’architettura, della letteratura, della filosofia, delle scienze, in archeologia, in matematica, in chimica, etc. Ultimamente ci stiamo interessando di interattività, di tecnologie che possano partecipare a uno sviluppo sostenibile del mondo, all’intelligenza artificiale e ai robot.

PR: Nelle vostre creazioni l’immagine viene filtrata attraverso il video, uno degli strumenti più usati per trasmettere messaggi e imporre stili di vita, positivi o negativi che siano. Per voi che cosa rappresenta?
                                                                                                                                       AZZURRO: Il video, per noi, è uno strumento di indagine molto versatile ed efficace.
È soprattutto, visto la nostra formazione artistica, anche una materia, da usare, molto plastica e maneggiabile, con la consistenza della luce e le proprietà della creta.
Abbiamo iniziato ad usare il video in modo molto naturale perché nella nostra formazione espressiva l’interesse per il cinema è stato un fatto molto importante e quasi quotidiano, il passaggio quindi dal cinema al video è stato molto naturale e desiderato. Con le prime e innovative attrezzature video portatili di quei tempi, abbiamo potuto saltare direttamente tutta la trafila delle operazioni di laboratorio, affidate ad altri, acquistando così la libertà di diventare direttamente, noi stessi, produttori e realizzatori delle nostre idee.

PR: Nella società di oggi, in cui i messaggi che passano sono quelli del consumismo e dell’immagine, ossia dell’idea per cui apparire è meglio che essere, le vostre opere si collocano in contrapposizione o seguono tale tendenza?
                                                                                                       AZZURRO: La contrapposizione, il lavoro per contrasti, senza dimenticare però la possibilità di analogie è una posizione che non polemicamente ma creativamente tendiamo ad assumere nell’affrontare il nostro lavoro di ricerca.
Un esempio per tutti, nelle nostre realizzazioni ad esempio la tecnologia non è mai esibita, non fa spettacolo fine a se stesso, sarebbe molto semplice e banale, tutti i dispositivi invece sono nascosti per poter ricreare un ambiente più confortevole e quotidiano dove la tecnologia attraverso la produzione di immagini e la loro gestione è lo spettacolo coinvolgente più importante.

PR: Arte e tecnologia. Unione che esprime la società contemporanea o unione che rientra in uno dei tanti modi del fare artistico?
                                                                                                    AZZURRO: Un unione che esprime la molteplicità del fare artistico all’interno della nostra società, il modo. Personalmente, invece penso sia uno solo ed è quello della poesia e della libera espressione.

PR: Realtà e finzione. Una linea invisibile, al tempo stesso, separa e avvicina l’opera allo spettatore. Nelle vostre creazioni si può parlare di mondo virtuale che giunge a produrre un’esperienza reale?
                                                                                                                                         AZZURRO: In Tavoli la nostra prima installazione interattiva un video proiettato sulla superficie di un semplice tavolo di legno, a grandezza naturale, mostra delle mani, di una persona fuori campo, che dopo aver steso una tovaglia bianca, apparecchiano completamente la tavola. Ad un certo punto però, le mani che hanno apparecchiato, afferrano i bordi della tovaglia e rovesciano le stoviglie fuori campo per poi ovviamente ricominciare a riapparecchiare. I custodi della sala mi hanno raccontato che un giorno uno dei visitatori dell’installazione preso alla sprovvista ha cercato di afferrare i piatti che stavano, nel filmato, per cadere a terra, poi accortosi dell’impossibilità di intervenire, si è messo a ridere.
Ecco, questo breve esempio ci narra del meccanismo di complicità che può instaurarsi tra il pubblico e l’opera. Una complicità che è anche un modo per conoscere un mezzo di comunicazione così particolare e potente, per svelarne la natura e la forza e soprattutto i suoi limiti, attraverso un sorriso.

PR: In che misura il vostro vissuto quotidiano si intreccia con i temi da voi affrontati?
                                                                                                                                  AZZURRO: Abbiamo sempre pensato che nel nostro lavoro di ricerca con tecnologie avanzate sia fondamentale non separarsi dalla realtà che ci circonda, anzi la nostra posizione è proprio quella di testimoni del nostro tempo, di persone cioè non scollate dalla realtà di tutti i giorni e inserite profondamente nel tessuto sociale della nostra cultura. In più pensiamo però sia necessario possedere una grande capacità di sintesi, nel cogliere ciò che sta attorno a noi e cosa fondamentale per noi esercitare una capacità visionaria, una grande forza di immaginare un futuro che non è cronologico ma un futuro possibile fatto di comportamenti, di vite, di mondi paralleli.

PR: Ciò che “mettete in scena” può considerarsi portavoce di problemi sociali?
                                                                                                                                    AZZURRO: Per ciò che ho detto precedentemente è inevitabile che il nostro lavoro, tenga presente e sia anche portatore di temi sociali da confrontare e dibattere. La natura stessa del mezzo e il modo in cui i nostri progetti nascono, più con l’aspetto di scatole di montaggio che con la forma di opere finite, lascia sempre aperta la possibilità di porci e di porre domande da molteplici punti di vista su ciò che ci circonda.

PR: Cos’è oggi Studio Azzurro?
                                                                                                                                       AZZURRO: Lo Studio Azzurro, oggi, nel suo cuore è quello che era venti anni fa, un organismo dalle molte teste ma con una sola anima.

 

 

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 Il Ritratto
Camera astratta, 1987.
Tamburi del Sud, 2001.
Breve nota biografica

Nel 1982 Fabio Cirifino (fotografia), Paolo Rosa (arti visive e cinema), Leonardo Sangiorgi (grafica e animazione) fondano Studio Azzurro, centro di sperimentazione artistica e produzione video. Nel 1995 si unisce al gruppo Stefano Roveda, esperto in sistemi interattivi. 
L’anima di Studio Azzurro è unica, seppur contenuta in corpi differenti. È un’anima formata da persone che hanno provenienze, sensibilità, e anche ruoli diversi, ma concorrono a costituire un’atmosfera creativa e relazionale. 
Le ricerche di Studio Azzurro sono dirette verso la creazione di “ambienti sensibili” dove la tecnologia si fonde con la narrazione e con lo spazio, dove gli effetti derivano dalle scelte e dalla presenza di più persone, dove accanto alla relazione uomo-dispositivo, rimane presente quella tra uomo e uomo.
Gli ambienti interattivi sono supportati da “interfacce naturali”, cioè dispositivi che reagiscono senza l’uso di protesi tecnologiche, ma attraverso l’utilizzo di modalità comunicative assai comuni e poco filtrate da valenze simboliche: toccare, calpestare, emettere suoni. Questo per favorire un avvicinamento il più naturale possibile delle persone, per sollecitarne il dialogo e permettere una immersione più spontanea tra le varie sensorialità. 
Studio Azzurro ha applicato le sue idee di ricerca artistica anche al più vasto mondo comunicativo, in particolare alla progettazione di manifestazioni e allestimenti museali.
I territori di ricerca non si sono limitati al video, ma hanno abbracciato inevitabilmente il cinema, il teatro, il teatro musicale, la danza, trovando ogni volta spunti narrativi e immagini visive atte a generare un momento di incontro leale e visionario tra generi diversi.
Studio Azzurro ha inoltre realizzato molti documentari su artisti, svolto attività in campo formativo e didattico con workshop e seminari, intervenendo spesso con scritti e riflessioni teoriche.
 

Fanno parte dello Studio Azzurro: Reiner Bumke, Livia Centurelli, Mario Coccimiglio, Anna De Benedittis, Laura Gatta, Dario Gavezotti, Fanny Molteni, Delphine Tonglet.
Collaborano: Antonio Augugliaro, Laura D’Amore, Daniele De Palma, Matteo Erenbourg, Elisa Giardina Papa, Tommaso Leddi, Alberto Morelli, Silvia Pellizari, Giacomo Porfiri, Stefano Scarani, Emmanuele Siboni.

 

 In libreria

 

Studio Azzurro.Videoambienti, ambienti sensibili e altre esperienze tra arte, cinema, teatro e musica.

A cura di: Bruno Di Marino
Collana: Real Cinema
Contenuto: 2DVD + libro di 232 pagine
Prezzo: Euro 21,9

 

In breve
                                       2 DVD + libro. Per la prima volta in dvd i lavori di Studio Azzurro. Con il libro Tracce, sguardi e altri pensieri a cura di Bruno Di Marino.
 

Il film

Questo doppio dvd, curato da Bruno Di Marino, uno dei massimi esperti di sperimentazione video, vuole essere sia una selezione delle opere più significative di Studio Azzurro (videotape, film, videoinstallazioni ecc.) sia un catalogo completo e aggiornato di tutti i loro lavori.
Con il libro Tracce, sguardi e altri pensieri a cura di Bruno Di Marino.

                                                  www.studioazzurro.com

 

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