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Aldo Zucco
di P.R. |
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Allestimento della
mostra Primalia a cura di Aldo
Zucco. Palazzo Cedir, Reggio
Calabria, 2004. |
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Quando nasce Aldo
Zucco come scenografo?
Nel 1983 con lo spettacolo "Edipo Re".
Quando inizia a progettare un allestimento per una nuova mostra, quali
sono
gli spunti dai quali trae le sue idee?
Di solito nel momento in cui comincio a lavorare ad un allestimento per
una mostra , curo nei minimi particolari il progetto pensandolo come una
scenografia, i visitatori per me altro non sono che gli attori che si
muovono in uno spazio da esplorare.
Quali sono i materiali che predilige?
Materiali poveri "risignificati".
Quali sono le maggiori difficoltà nella fase di progettazione e
realizzazione?
Spesso le difficoltà maggiori nel momento della progettazione e
realizzazione riguardano la scelta artistica, non sempre mi risulta facile
convincere il committente sui tipi di materiali "poveri" da utilizzare per
l'allestimento.
Qual è l'effetto che desidera ottenere?
Trasportare i visitatori in un atmosfera di esplorazione e scoperte
progressive della mostra.
Ci sono dei nuovi progetti ai quali sta lavorando per mostre
future?
Il nuovi progetti riguardano l'allestimento di alcune sale espositive da
realizzare nella torre Normanna di Motta S. Anastasia (CT) per un museo
permanente sull'arte medievale e il design e la progettazione delle
paline-supporto per il nuovo progetto del Centro regionale per l'arte
contemporanea denominato "Fermata d'artista". |
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Incontro
con Studio
Azzurro
di Paola Recagni |
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Wer Mochte Wohl
Kaspar Hauser sein, 2000. |
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PR: Quando e come nasce
Studio Azzurro?
AZZURRO:
Studio Azzurro è stato fondato nel 1982 da Fabio Cirifino (fotografia),
Paolo Rosa (arti visive e cinema) e Leonardo Sangiorgi (grafica e
animazione). Nel 1995 si aggiunge al gruppo iniziale Stefano Roveda,
esperto di sistemi interattivi. L’impegno di Studio Azzurro è legata alla
sperimentazione artistica nel campo della produzione visiva, comprendendo
un vasto ambito comunicativo che include la progettazione di
manifestazioni ed allestimenti museali. Più in generale l’attività di
ricerca, non limitandosi semplicemente al video, si è concentrata su quei
territori di incontro tra generi diversi, abbracciando il cinema, il
teatro, il teatro musicale, la danza. La rappresentazione narrativa di
Studio Azzurro, promuovendo un originale avanzamento dei linguaggi
creativi, è finalizzata alla creazione di un coinvolgente universo
sensibile che tende a stimolare esperienze percettive arcaiche come
toccare, calpestare, emettere suoni, superando così la solitudine fisica
in cui la rappresentazione tecnologica spesso lascia il fruitore.
PR:
C’è un modello al quale inizialmente avete fatto riferimento?
AZZURRO:
Non ci siamo ispirati a nessun modello particolare anche se la nostra
formazione essendo prevalentemente artistica e visiva si è sempre cibata
di immagini a 360° a partire dai graffiti di una grotta primitiva, per
passare alle grandi epoche visive dal Trecento al Rinascimento e oltre per
arrivare infine alle rarefazioni e ai sovraccarichi, alle contaminazioni e
alle connessioni dell’arte contemporanea, senza dimenticare però anche la
bellezza delle immagini della forma a spirale logaritmica, tracciata dal
decadimento delle particelle atomiche.
Per essere più precisi, se proprio dobbiamo pensare ad un atteggiamento,
più che ad un’idea o ad un riferimento che ci ha fatto trovare spunti e
motivazioni per la nostra ricerca direi che se c’è stato è stato lo
spirito di contrapposizione a ciò che in quel momento, mi riferisco
all’inizio degli anni ‘80 cioè all’inizio della nostra attività, si stava
sviluppando come tendenza diffusa nel mondo dell’immagine elettronica,
nella comunicazione visiva con strumenti tecnologici.
Ai video-clip corti e con montaggi incalzanti, abbiamo contrapposto
inquadrature fisse, tempi dilatati o unici piani sequenza, a materiali alla
moda e sintetici, abbiamo risposto con gli elementi naturali, a musiche
ritmate e assordanti da discoteca, abbiamo preferito musiche ambiente e
minimali, infine alla filosofia dell’effimero e del mito anglosassone e
americano, abbiamo scelto di percorrere le strade che ci collegano alle
nostre radici artistiche ed umaniste.
PR:
Quali sono stati i primi passi mossi nel mondo dell’arte e quali sono
state le prime “risposte” del pubblico?
AZZURRO:
Anche in questo caso è stata una scelta per contrapposizione, abbiamo
volutamente evitato di avere contatti diretti con il “sistema arte” quello
rappresentato dai critici, galleristi, commercianti, etc… e lavorando a
Milano, agli inizi degli anni ‘80, abbiamo provato a vedere se c’era la
possibilità di trovare altre soluzioni. Il contatto col mondo
dell’industria e del design ci ha dato questa possibilità ed insieme ad
alcuni amici abbiamo realizzato nel 1982, per Ettore Sottsass il
videoambiente Luci di inganni per la presentazione degli oggetti della
collezione “Menphis”. La nostra attività di ricercatori e artisti nel
campo dell’immagine elettronica si è poi consolidata nel 1984 anche a
livello internazionale, con la realizzazione di un altro videoambiente
intitolato Il Nuotatore, va troppo spesso ad Heidelberg una grande
installazione realizzata per il Centro Video di Palazzo Fortuny a Venezia,
dove un nuotatore filmato da delle telecamere a grandezza naturale
attraversava in modo perfettamente sincrono una fila di dodici televisori.
L’installazione è stata presentata in molte capitali europee ed in quelle
di altri continenti, ancora adesso le direzioni di molti eventi legati
alle immagini elettroniche e all’arte ci chiedono di poterla esporre.
PR: Quali sono i temi da voi trattati e da che cosa traggono origine?
AZZURRO:
In Luci di inganni abbiamo a volte inconsciamente esplorato la forza e
l’efficacia di coinvolgimento emozionale di un oggetto immateriale come
quello rappresentato in un’immagine elettronica rispetto a quello vero,
molti oggetti di design in quella occasione ci apparvero più coinvolgenti
e interessanti in video o con le loro protesi elettroniche visive che gli
oggetti veri che erano posti di fronte hai televisori che li dovevano
celebrare e sui quali si proiettavano appunto, dei piccoli film che li
riecheggiavano.
Nel Nuotatore ci siamo interessati al tema della sincronia e
all’espansione delle dimensioni dell’immagine televisiva e del rapporto
che l’immagine video nella sua espansione al di fuori del mezzo aveva con
lo spazio circostante e con gli osservatori.
Nel Giardino delle Cose una videoambientazione dei primi anni ‘90
l’interesse per i sensi oltre la vista come mezzo per “vedere” e percepire
la realtà che ci circonda ha caratterizzato il nostro lavoro in quegli
anni.
Il nostro percorso in somma, come “esploratori video”, una delle
definizioni che ci è stata data all’inizio della nostra attività e che ci
sembra ancora molto calzante è un percorso trasversale a molte discipline
artistiche non solo visive che ci porta ad interessarci e a trovare
stimoli nel mondo del teatro, della danza, della musica,
dell’architettura, della letteratura, della filosofia, delle scienze, in
archeologia, in matematica, in chimica, etc. Ultimamente ci stiamo
interessando di interattività, di tecnologie che possano partecipare a uno
sviluppo sostenibile del mondo, all’intelligenza artificiale e ai robot.
PR:
Nelle vostre creazioni l’immagine viene filtrata attraverso il video,
uno degli strumenti più usati per trasmettere messaggi e imporre stili di
vita, positivi o negativi che siano. Per voi che cosa rappresenta?
AZZURRO:
Il video, per noi, è uno strumento di indagine molto versatile ed
efficace.
È soprattutto, visto la nostra formazione artistica, anche una materia, da
usare, molto plastica e maneggiabile, con la consistenza della luce e le
proprietà della creta.
Abbiamo iniziato ad usare il video in modo molto naturale perché nella
nostra formazione espressiva l’interesse per il cinema è stato un fatto
molto importante e quasi quotidiano, il passaggio quindi dal cinema al
video è stato molto naturale e desiderato. Con le prime e innovative
attrezzature video portatili di quei tempi, abbiamo potuto saltare
direttamente tutta la trafila delle operazioni di laboratorio, affidate ad
altri, acquistando così la libertà di diventare direttamente, noi stessi,
produttori e realizzatori delle nostre idee.
PR: Nella società di oggi, in cui i messaggi che passano sono quelli del
consumismo e dell’immagine, ossia dell’idea per cui apparire è meglio che
essere, le vostre opere si collocano in contrapposizione o seguono tale
tendenza?
AZZURRO:
La contrapposizione, il lavoro per contrasti, senza dimenticare però la
possibilità di analogie è una posizione che non polemicamente ma
creativamente tendiamo ad assumere nell’affrontare il nostro lavoro di
ricerca.
Un esempio per tutti, nelle nostre realizzazioni ad esempio la tecnologia
non è mai esibita, non fa spettacolo fine a se stesso, sarebbe molto
semplice e banale, tutti i dispositivi invece sono nascosti per poter
ricreare un ambiente più confortevole e quotidiano dove la tecnologia
attraverso la produzione di immagini e la loro gestione è lo spettacolo
coinvolgente più importante.
PR: Arte e tecnologia. Unione che esprime la società contemporanea o unione
che rientra in uno dei tanti modi del fare artistico?
AZZURRO: Un unione che esprime la molteplicità del fare artistico all’interno della
nostra società, il modo. Personalmente, invece penso sia uno solo ed è
quello della poesia e della libera espressione.
PR: Realtà e finzione. Una linea invisibile, al tempo stesso, separa e
avvicina l’opera allo spettatore. Nelle vostre creazioni si può parlare di
mondo virtuale che giunge a produrre un’esperienza reale?
AZZURRO:
In Tavoli la nostra prima installazione interattiva un video proiettato
sulla superficie di un semplice tavolo di legno, a grandezza naturale,
mostra delle mani, di una persona fuori campo, che dopo aver steso una
tovaglia bianca, apparecchiano completamente la tavola. Ad un certo punto
però, le mani che hanno apparecchiato, afferrano i bordi della tovaglia e
rovesciano le stoviglie fuori campo per poi ovviamente ricominciare a
riapparecchiare. I custodi della sala mi hanno raccontato che un giorno
uno dei visitatori dell’installazione preso alla sprovvista ha cercato di
afferrare i piatti che stavano, nel filmato, per cadere a terra, poi
accortosi dell’impossibilità di intervenire, si è messo a ridere.
Ecco, questo breve esempio ci narra del meccanismo di complicità che può
instaurarsi tra il pubblico e l’opera. Una complicità che è anche un modo
per conoscere un mezzo di comunicazione così particolare e potente, per
svelarne la natura e la forza e soprattutto i suoi limiti, attraverso un
sorriso.
PR:
In che misura il vostro vissuto quotidiano si intreccia con i temi da
voi affrontati?
AZZURRO: Abbiamo sempre pensato che nel nostro lavoro di ricerca con tecnologie
avanzate sia fondamentale non separarsi dalla realtà che ci circonda, anzi
la nostra posizione è proprio quella di testimoni del nostro tempo, di
persone cioè non scollate dalla realtà di tutti i giorni e inserite
profondamente nel tessuto sociale della nostra cultura. In più pensiamo
però sia necessario possedere una grande capacità di sintesi, nel cogliere
ciò che sta attorno a noi e cosa fondamentale per noi esercitare una
capacità visionaria, una grande forza di immaginare un futuro che non è
cronologico ma un futuro possibile fatto di comportamenti, di vite, di
mondi paralleli.
PR:
Ciò che “mettete in scena” può considerarsi portavoce di problemi
sociali?
AZZURRO:
Per ciò che ho detto precedentemente è inevitabile che il nostro lavoro,
tenga presente e sia anche portatore di temi sociali da confrontare e
dibattere. La natura stessa del mezzo e il modo in cui i nostri progetti
nascono, più con l’aspetto di scatole di montaggio che con la forma di
opere finite, lascia sempre aperta la possibilità di porci e di porre
domande da molteplici punti di vista su ciò che ci circonda.
PR:
Cos’è oggi Studio Azzurro?
AZZURRO: Lo Studio Azzurro, oggi, nel suo cuore è quello che era venti anni fa, un
organismo dalle molte teste ma con una sola anima.
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Il Ritratto |
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Breve nota
biografica |
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Nel 1982 Fabio Cirifino (fotografia), Paolo Rosa (arti visive e cinema), Leonardo Sangiorgi (grafica e animazione) fondano Studio Azzurro, centro di sperimentazione artistica e produzione video. Nel 1995 si unisce al gruppo Stefano Roveda, esperto in sistemi interattivi.
L’anima di Studio Azzurro è unica, seppur contenuta in corpi differenti. È un’anima formata da persone che hanno provenienze, sensibilità, e anche ruoli diversi, ma concorrono a costituire un’atmosfera creativa e relazionale.
Le ricerche di Studio Azzurro sono dirette verso la creazione di “ambienti sensibili” dove la tecnologia si fonde con la narrazione e con lo spazio, dove gli effetti derivano dalle scelte e dalla presenza di più persone, dove accanto alla relazione uomo-dispositivo, rimane presente quella tra uomo e uomo.
Gli ambienti interattivi sono supportati da “interfacce naturali”, cioè dispositivi che reagiscono senza l’uso di protesi tecnologiche, ma attraverso l’utilizzo di modalità comunicative assai comuni e poco filtrate da valenze simboliche: toccare, calpestare, emettere suoni. Questo per favorire un avvicinamento il più naturale possibile delle persone, per sollecitarne il dialogo e permettere una immersione più spontanea tra le varie sensorialità.
Studio Azzurro ha applicato le sue idee di ricerca artistica anche al più vasto mondo comunicativo, in particolare alla progettazione di manifestazioni e allestimenti museali.
I territori di ricerca non si sono limitati al video, ma hanno abbracciato inevitabilmente il cinema, il teatro, il teatro musicale, la danza, trovando ogni volta spunti narrativi e immagini visive atte a generare un momento di incontro leale e visionario tra generi diversi.
Studio Azzurro ha inoltre realizzato molti documentari su artisti, svolto attività in campo formativo e didattico con workshop e seminari, intervenendo spesso con scritti e riflessioni teoriche.
Fanno parte dello Studio Azzurro: Reiner Bumke, Livia Centurelli, Mario Coccimiglio, Anna De Benedittis, Laura Gatta, Dario Gavezotti, Fanny Molteni, Delphine Tonglet.
Collaborano: Antonio Augugliaro, Laura D’Amore, Daniele De Palma, Matteo Erenbourg, Elisa Giardina Papa, Tommaso Leddi, Alberto Morelli, Silvia Pellizari, Giacomo Porfiri, Stefano Scarani, Emmanuele
Siboni.
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In libreria |
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Studio Azzurro.Videoambienti,
ambienti sensibili e altre esperienze tra
arte, cinema, teatro e musica.
A cura di: Bruno Di Marino
Collana: Real Cinema
Contenuto: 2DVD + libro di 232 pagine
Prezzo:
Euro 21,9 |
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In breve
2 DVD + libro. Per la prima volta in dvd i
lavori di Studio Azzurro. Con il libro Tracce,
sguardi e altri pensieri a cura di Bruno Di
Marino.
Il film
Questo doppio dvd, curato da Bruno Di Marino,
uno dei massimi esperti di sperimentazione
video, vuole essere sia una selezione delle
opere più significative di Studio Azzurro
(videotape, film, videoinstallazioni ecc.) sia
un catalogo completo e aggiornato di tutti i
loro lavori.
Con il libro Tracce, sguardi e altri pensieri
a cura di Bruno Di Marino. |
www.studioazzurro.com |