Festival dello stretto 2008

Un momento del concerto dei Nidi d'Arac al Festival dello Stretto 2008. Foto Ceraclab       

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Non rende sicuramente orgogliosi la motivazione che ha "giustificato" l'acquisto da parte dell' amministrazione comunale reggina delle tre sculture dell'artista Rabarama. Ma a noi non interessa questo aspetto della questione, piuttosto il valore economico dell'operazione, perchè di questo si tratta e non di altro. La mostra di Rabarama ospitata a Villa Zerbi nei mesi passati è costata alle casse comunali circa 300.000 euro mentre per l'acquisto delle tre opere, apprendiamo dalla stampa locale, ce ne sono voluti 660.000 di euro. Quasi un milione di euro investiti per un'artista che probabilmente non ha mai ricevuto un'attenzione simile da parte di nessuna Istituzione pubblica o privata. Per non parlare della bagarre che ne è seguita sulla stampa locale, dove la valutazione economica e culturale non è stata minimamente analizzata. Che povertà di pensiero direbbe qualcuno.                        Negli anni passati la presa in gestione di Villa Zerbi da parte del comune è stata pubblicizzata come cosa importate per la riqualificazione culturale della città, ma in verità in questi anni le operazioni culturali che sono state realizzate sono state passive come capacità culturale propositiva e negative come risultato rispetto alle ingenti somme investite. In verità sono servite a pochi operatori che hanno fatto qualche quattrino in più. Avevamo avvisato dalle pagine del Quotidiano della Calabria, in occasione dell'arrivo della Biennale in città, che se Villa Zerbi non fosse stata dotata di una struttura gestionale idonea e autonoma, di una direzione artista qualificata e da un budget necessario, non avrebbe mai fatto notizia in ambito nazionale e nel circuito che conta, di conseguenza il turismo culturale non avrebbe funzionato. D’altronde basta parlare con gli operatori turistici per avere conferma di ciò che noi scriviamo o semplicemente guardare i voli che arrivano su Reggio per capire che qualcosa non ha funzionato.                        Il sindaco Giuseppe Scopelliti sicuramente è uno dei politici più amati in Italia, ciò non significa che tutto ciò che fa sia di elevato livello. Noi riteniamo di poter affermare e bisognerebbe essere cechi per non farlo, che Reggio Calabria ha una programmazione culturale, relativa alle arti visive, povera e di basso profilo malgrado le notevoli cifre investite.                          Il sindaco Scopelliti dovrebbe farsi consigliare da professionisti qualificati del settore. 

(07/02/2008)

 

 

A Roma ha aperto il 21 ottobre la mostra di Bill Viola visitabile visitabile fino al 6 febbraio. 

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L'architetto Antonio Ruoppolo è il nuovo curatore del progetto Genius  Loci promosso dal Cerac.

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Nella sede milanese della galleria Lia Rumma gli artisti Clegg & Guttmann presentano un'opera  concepita appositamente e  visibile fino al 30 novembre.

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Fino al 29 ottobre a Cosenza presso il Palazzo della Provincia è visibile l'opera di Luciano Lanati a cura di Francesca Londino. 
 
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A Roma per il terzo anno consecutivo fino al 25 ottobre è visitabile Fotoleggendo nella realtà territoriale del Municipio Roma XI. 

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Fino al 18 ottobre ad Amsterdam presso la galleria Fons Welters è visitabile una doppia esposizione con protagonisti: Gabriel Lester e Marcel Dingemanse.

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A Dusseldorf fino al 18 ottobre Rita Mcbride espone alla galleria Konrad Fischer con una mostra dal titolo Some Settlements.

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L'artista brasiliano Cildo Meireles fino all'11 gennaio 2009 espone alla Tate Modern di Londra.

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Sempre a Londra Nicolas Serota è stato nominato direttore a vita della Tate Modern.

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A New York da Paul Kasmin è in mostra  fino al 1 novembre Robert Indiana .

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Specchio della vita, Technè contemporary art, Reggio Calabria.

Veduta dell'ingresso della Technè contemporary art di Reggio Calabria in occasione della  mostra Specchio della vita di Giuseppe Bonaccorso.              Foto Piervincenzo Canale.

REGGIO CALABRIA -A un turista di passaggio da Reggio Calabria la città doveva sembrare un posto fuori dal comune. Non tanto per il lungomare, i concerti e i locali alla moda sulla spiaggia strapieni in un sabato di metà agosto, quanto per quelle iniziative culturali che nessuno si aspetterebbe di trovare nella città dello Stretto. Passeggiando per le vie del centro mi sono imbattuto in questa galleria d'arte, la Technè contemporary art, che si trova in un ex carcere fascista. Ne rimangono ancora visibili, anche se molto sbiaditi, i fasci littori e altri simboli ai muri, oltre alle porte in ferro perfettamente restaurate. Resistono ancora i muri fatti come si usava un secolo fa. Anche se era un carcere, di sicuro i detenuti non dovevano soffrire tanto il caldo estivo quanto lo si soffre oggi. I muri, infatti, costruiti con pietre e mattoni, fanno sì che la temperatura sia sempre ideale: calda d'inverno e fresca d'estate. Insomma l'ideale per una galleria d'arte aperta a metà agosto. Entro scendendo le scale e subito ho la sensazione di trovarmi in un posto che non ci si aspetterebbe mai di trovare in una piccola città sulla punta dello stivale. Il pavimento dell'entrata della galleria è un parquet di ferro. "Se ne è occupata mia sorella", dice Angela Pellicanò la gallerista della Technè contemporary art. "Praticamente ha tagliato diversi pezzi di lamiera  – continua Angela – come se fosse un tradizionale parquet in legno. Dopo averlo fissato, il ferro è stato parzialmente lucidato." L'effetto è quello di un pavimento indubbiamente originale, assolutamente non comune e, al contrario di quanto si possa pensare, non dà la sensazione di freddezza che esprime di solito il ferro. Anzi, è piuttosto caldo con quel suo colore marroncino.

Proseguo per i corridoi della galleria tra sculture, installazioni e quadri di arte contemporanea di tutte le dimensioni appesi alle pareti. A un certo punto mi viene consigliato da altri visitatori di dare un'occhiata alla 'project room'. "E che cos'è?" chiedo. "E' la stanza dove si espongono i nuovi progetti artistici", mi dice Paola Recagni che cura la mostra 'Specchio dell'anima'.

Entro in quella che da lontano sembrava una vuota stanza bianca, quando ad una parete vedo subito i protagonisti dell’esposizione: otto quadretti appena usciti dalla carrozzeria. Sì proprio quella dove si portano le automobili  ammaccate.  Vedendoli da lontano capisco che si tratta di esperimenti. Colori caldi e sempre vivacissimi. Il che non dispiace affatto. Mi avvicino e scopro che si tratta di foto (o forse sono dei disegni) del porto di Gioia Tauro, del lungomare di Reggio Calabria e di un altro paese molto carino che mi viene detto essere Cosoleto, non molto lontano dal porto per container della Calabria. “Tutti questi sono tratti da foto e poi lavorate con acidi e altre tecniche per dare un effetto artistico, per esaltare dei particolari”, dice Giuseppe Bonaccorso, l’autore. “Una volta terminata la fase della lavorazione, ho portato ogni quadro in carrozzeria dove è stata applicata la vernice per dare lucentezza ai colori resi altrimenti opachi dagli acidi. E’ la stessa tecnica che dà l’effetto metallizzato al colore delle auto”. Gli chiedo se ci sono altri suoi colleghi che usano la stessa tecnica o qualcosa di simile, mi risponde si qualcuno, ma siamo ancora in pochi. La visita si fa sempre più interessante soprattutto perché inaspettata. “Di là c’è un piccolo buffet”, dice Angela. Proseguo per i corridoi fino a quando non trovo un tavolo strapieno di cibo e soprattutto con delle tartine al tonno eccezionali. In un angolo poco distante c’è il tavolo con i vini e altre bevande. Eccezionale. Mi avevano detto che la Calabria fosse un posto ospitale, ma così si va oltre le migliori previsioni. Esco a malincuore quando mi accorgo di essere rimasto quasi solo nella galleria immerso nei panorami calabresi appena usciti dalla carrozzeria.

Kamikaze di Francesco Scialò all'ingresso di Villa Zerbi in Reggio Art. Reggio Calabria, agosto 2008.

Paula Kajzar e Paola Recagni in Reggio Art. Alle spalle le opere di Kajzar/Pellicanò.Reggio Calabria, agosto 2008.

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Immagini graffiate, scalfite da segni che nel loro incidere la superficie rivelano l’ansietà e al tempo stesso la profondità dell’animo dell’artista che li ha tracciati, Giuseppe Bonaccorso. L’artista parte da un supporto cartaceo quale la fotografia su cui interviene con solventi,carte abrasive e punte acuminate. Una volta compiuta questa elaborazione a contatto diretto con la materia, subentra la fase di elaborazione digitale in cui viene usato il software come una vera e propria tavolozza di colori. Le immagini si tingono così di colori acidi, artefatti in netto contrasto con i graffi e le incisioni. Le foto scelte dall’artista hanno come oggetto scorci e aree cittadine, sono immagini che ritraggono una possibile e ideale rappresentazione della realtà, dove ancora è possibile distinguere quella bellezza che viene continuamente aggredita dal contatto diretto con l’uomo, violata e così privata della sua originaria semplicità. Ma incidere significa anche svelare, scoprire e riconoscere che dietro la superficie serena si nascondono ansietà e turbamenti.Le opere di Giuseppe Bonaccorso permettono all’osservatore più attento di scoprire le tensioni e gli stati d’animo che hanno animato l’artista nell’atto creativo e dall’altro lato è grazie alla sua mano che anche lo sguardo più distratto viene guidato alla scoperta di ciò che l’apparenza nasconde.

 

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