Gaetano Tramontana  (regista e autore teatrale)


  La fuga e la sintesi (un tentativo)

 

Momenti della performance di Spazio Teatro.
 



 

 

 

Scheda Tecnica

 

LA FUGA E LA SINTESI

Regia: Gaetano Tramontana

Performance: Spazio Teatro

Luogo: Palazzo Cedir, Reggio Calabria

Durata: 18 minuti

Anno: 2004

www.spazioteatro.net

LA FUGA E LA SINTESI                        (UN TENTATIVO)

Partecipare a Primalia costituisce per un gruppo teatrale come Spazio Teatro un forte richiamo ad almeno due sollecitazioni: dedicarsi e concentrarsi sugli innumerevoli spunti forniti dal lavoro di artisti come Studio Azzurro, non nuovi peraltro a sperimentazioni in campo teatrale, e provare a ragionare su una sintesi tra il proprio lavoro - fortemente radicato nel territorio ma con continue impressioni provenienti dagli ambienti più disparati - e alcune elaborazioni teorico-filosofiche di Tommaso Campanella che nel medesimo territorio sono nate, nutrite dal medesimo clima e dalle medesime atmosfere: le primalità, il senso del sé, la trasmutazione come via alla conoscenza...

E proprio dall'idea di trasmutazione - grazie alla quale l'essere senziente diventa l'essere sentito, si identifica con esso, diventa altro da sé, si aliena nell'oggetto per capirne l'essenza - parte la riflessione che ruota intorno a tre enunciati/citazioni: la capacità del percorso artistico di rinnovare la conoscenza: "osservando l'immagine registrata di un sasso - dicono gli artisti di Studio Azzurro - si può riscoprire il senso di un sasso vero (...).Moltissimi motivi del nostro lavoro recuperano elementi naturali - la goccia d'acqua, il fuoco - dei quali, probabilmente, la gente che vede continuamente la televisione ha perso la percezione"; il senso dell'io proprio dell'uomo, grazie al quale - suggerisce Campanella - ogni trasmutazione verso l'oggetto conosciuto implica un percorso inverso di ritorno a sé che evita l'equivoco dell'annullamento di sé nella trasmutazione, un "senso di sé" che costantemente rivela le tre determinazioni fondamentali dell'essere o primalità: possè, nosse, velle; la sintesi può rintracciarsi in principi che stanno cronologicamente in mezzo: le riflessioni sull'arte dell'attore Orazio Costa, il primo e forse l'unico elaboratore italiano di un "metodo" teatrale che per tutta la seconda metà del '900 ha sostanziato la formazione di centinaia di attori e registi italiani lungo almeno tre generazioni.

Come esergo al suo metodo mimico Costa sceglie Dante:...e se la stella si mutò e rise / qua mi feci io: che già di mia natura trasmutabil son / per tutte le guise. "Nella trasmutabilità, così incisivamente ricondotta da Dante all'origine della creazione poetica nel suo fondersi con l'ordine cosmico, Orazio Costa intravede la chiave di volta del suo impianto teorico e pedagogico. Già quella tendenza del bambino a realizzare in forme corporee la realtà che lo circonda, in quel farsi e diventare ora la motocicletta, ora il cavallo, ora l'albero, ora un personaggio delle fiabe, rivela l'esistenza di una facoltà trasformatrice originale e strutturale dell'essere umano (...) non si tratta di imitazione (attitudine assolutamente logica di riferimento ad un modello che crea un effetto simile, a partire da un parallelismo di azioni; uniformarsi a qualcosa di altro da sé, perdere la propria individualità), la mimesi di Costa è, al contrario, una sorta di ricreazione interiore dell'oggetto, un conformarsi dell'anima all'oggetto stesso, un far rivivere, o meglio, vivere il mondo esterno all'interno del proprio; un'iniziativa assolutamente libera e gratuita come ogni atto veramente ricreativo e intellettivo". Da qui Orazio Costa partiva per le sue elaborazioni sceniche e sopratutto per il suo magistero formativo che poi, dagli anni Settanta, supera addirittura il fatto prettamente teatrale per aprirsi alla formazione complessiva dell'individuo, all'animazione e alle realtà liminali.